"Sono tornata ad una vita normale"

RobertaRoberta, quarant'anni appena compiuti, è una donna moderna, attiva, in grado di avere un lavoro, senza trascurare la cura della propria casa. Sposata con un figlio di quindici anni, una passione particolare per la bicicletta, in seguito ad un'infezione delle vie urinarie, ribelle ad ogni cura, cominciò a soffrire di ritenzione urinaria. Quello che sembrava solo un inconveniente fastidioso, risolvibile nel tempo, ha di fatto cambiato letteralmente la vita della donna. Faticoso il lavoro, pesante assolvere i propri doveri di moglie e di madre, la necessità di coricarsi ogni pomeriggio, la pratica mortificante dell'autocateterismo per svuotare la vescica ad intervalli regolari (il catetere era una presenza fissa nella borsetta della donna).
" Ho appreso facilmente ad usare il catetere - dice Roberta -. Non era una cosa dolorosa, ma certamente era mortificante e soprattutto limitava la mia attività". La paziente ricorda quegli anni come una sequela di cure inutilmente tentate, nell'alternarsi di delusioni e di speranze. Finché approdò alla Divisione di Urologia dell'Ospedale di Magenta, dove venne presa in cura dal Dott. Michele Spinelli, assistente del Prof. Zanollo.
"Ai pazienti con queste disfunzioni noi proponiamo una serie di trattamenti che partono da quelli meno a quelli più invasivi. Riteniamo che la neuromodulazione sia il metodo più efficace dal momento in cui altri trattamenti (stimolazioni esterne perineali o intravescicali) falliscono. Nel caso della signora Roberta abbiamo prima tentato con altre tecniche, come la stimolazione intravescicale, ma gli scarsi risultati conseguiti ci hanno indirizzato verso la neuromodulazione sacrale.

La paziente venne studiata con tutta una serie di esami approfonditi, finché, nel novembre dello scorso anno, la signora decise di sottoporsi alla terapia di neuromodulazione sacrale.

In questo caso i nostri sforzi sono stati ben ripagati perché la paziente ha ripreso ad urinare spontaneamente
".

Da oltre due anni e mezzo Roberta vive una vita normale, attiva ed intensa. La ritenzione urinaria è ormai un ricordo. Lavora, viaggia, ha ripreso ad andare in giro in bicicletta e, soprattutto, nella sua borsetta non vi è più traccia di quel catetere che le è stato necessario per quasi dieci anni.

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